Miracoli

Il miracolo – fatto sensibile che desta straordinaria meraviglia – attesta la potenza di Dio. Il miracolo, infatti, non è altro che la testimonianza, attraverso un intervento assolutamente straordinario, della presenza attiva di Dio sulla terra. Per la Chiesa, possono compiere miracoli Gesù Cristo, i Santi e i discepoli di Gesù. Secondo l’interpretazione teologica tradizionale, Gesù fece dei miracoli per accreditarsi presso gli uomini come figlio di Dio. Oltre a proporre la sua dottrina, per dimostrare la sua natura, esibì pubblicamente alcuni dei poteri che si ritenevano peculiari della divinità. Producendo miracoli, prodigi e segni, Gesù avrebbe dimostrato la sua potenza, e dunque la sua natura divina, confermando, inoltre, certe visioni profetiche, che avrebbero preannunciato la sua venuta. 
Ogni tradizione religiosa racconta propri fatti miracolosi. La tradizione religiosa di Alessandria della Rocca è ricca di miracoli, prodigi e segni che dimostrano la carità di Maria verso i suoi devoti, verso chi prega con il cuore.
Lourdes, Fatima, Madjugorie, Alessandria della Rocca, sono tutti luoghi scelti dalla Vergine Maria per incontrare l’umanità, per sollecitarla ad una fede sempre più forte, nutrita dalla preghiera quotidiana, dall'amore per il prossimo. Se nei confronti di Bernadette, sulle apparizioni a Lourdes, ancora oggi c’è chi nutre dei dubbi, lo stesso non può dirsi dell’apparizione della Madonna ad Alessandria; non possiamo certo dubitare della ragazza cieca dalla nascita che, con la luce dei suoi occhi, dimostrò subito agli alessandrini che era avvenuto un miracolo: la Madonna le aveva donato la vista. È vero che a parlare dell’apparizione avvenuta ad Alessandria è soltanto la Tradizione, ma è anche vero che la trasmissione della fede passa anche at­traverso l’asse del tempo, di generazione in gene­razione. È attraverso una catena ininterrotta di testimo­nianze che arriva a noi il volto di Gesù. È proprio questa catena di testimonianze che noi stiamo assicurando così come hanno ben fatto i nostri antenati.

Alfonso Giglio, ne “La Vergine della Rocca (1847), recita: - Lungo sarìa il riferire le grazie e i miracoli tutti, che la suprema Avvocata dei tribolati ci ha dispensati; io parlerò solamente di quelli che a gran rinomanza salirono ai giorni miei. Di mille portenti io son testimone, ed ogni Alessandrino ha visto chiarissime ed infinite meraviglie.

Nel 1836, nel mese di agosto, nell’ex feudo di Pollicìa – territorio di Palazzo Adriano – un colono con la propria famiglia era impegnato nella trebbiatura del grano quando presso la sua aia giunse un uomo, anch’egli contadino, proveniente da Alessandria, che, per devozione alla Madonna S.S. della Rocca, raccoglieva le offerte in grano per la celebrazione della festa in onore della Vergine. Quel colono guardò con un sorriso di spregio colui che a nome di Maria domandava un po’ di grano, e facendosene beffa lo allontanò. Dopo qualche ora il colono divenne completamente cieco; si avvide dell’errore e implorando perdono con sincero pentimento prima delle 24 ore riacquistò la vista. Questo fatto fu sì notorio ed evidentissimo che l’allora Arciprete Pellitteri lo annunziò pubblicamente in chiesa.     

Nel 1838, Ignazio Salvo di anni 3, Alessandrino, cadendo da un alto balcone, stramazzò tramortito a terra. <<Egli era privo di sensi interni ed esterni; un’otorragia spaventevole accompagnavasi agli altri letali sintomi. La madre sua invocò la Vergine della Rocca, ed in pochi giorni il fanciullo guarì>>. Alfonso Giglio racconta dell’esistenza di una tavola d’altare, all’interno del Santuario, sulla quale era dipinto l’episodio nei particolari. 
         
Nel 1846, il Dott. Giuseppe Tortorici da Cattolica Eraclea, miope da molti anni, era diventato improvvisamente cieco. Avendo sentito parlare della devozione degli Alessandrini per la Madonna della Rocca, delle sue grazie e miracoli, e, in particolare, della Pietra di Grazia – sulla quale era apparsa la Madonna – “miracolosa”, si adoperò perché qualcuno gli procurasse delle pietruzze ricavate dalla Rocca dell’apparizione. Il Tortorici, ottenuti quei mistici sassolini, per alcuni giorni se li sistemò sulle pupille prive di luce. Dopo aver ripetuto la stessa azione per alcuni giorni, una mattina, al risveglio, ebbe una meravigliosa sorpresa, aveva riacquistato la vista, anche se nello stesso stato di miopia, come prima. Questo fatto è stato attestato, oltre che da molti testimoni oculari, familiari, anche da una scrittura autografa del Tortorici affidata al nostro Alfonso Giglio.    

Nel 1873, la statua della Madonna della Rocca si trova ancora nella villa del Principe di Resuttana a Palermo, dove abita il Principe Spadafora che ha sposato una principessa della nobile famiglia Napoli Barresi, padrona delle terre alessandrine nel lontano 1600. La preziosa statua è amorevolmente custodita da una umile domestica che la spolvera tutti i giorni, come la cosa più preziosa della imponente villa. La donna, da un po' di tempo, è incuriosita da qualcosa di strano che non riesce a spiegarsi: ritrova giornalmente la statua ricoperta di ragnatele che  con  premura toglie, con la stessa cura che una madre usa per la propria bambina. Un giorno, nel pulire con un panno la preziosa statuetta, la donna nota un qualcosa di prodigioso: “la Madonna piange”. Controlla attentamente gli occhi del simulacro e constata la presenza di gocce d’acqua. Dopo attimi di smarrimento, si reca dal Principe per comunicare il prodigio. Il Principe, dopo aver verificato che quanto riferito dalla domestica era evidente anche ai suoi occhi, decise di scrivere immediatamente una lettera al Sindaco e al Parroco del paese per comunicare la sua disponibilità ad affidare agli alessandrini la preziosa statua della Madonna della Rocca. In pochissimi giorni gli alessandrini si organizzarono per andare a prelevare e riportare ad Alessandria della Rocca la Statua. Era il mese di marzo, esattamente il 29 mattino, quando dal paese partirono in selle a muli e cavalli alcuni uomini alla volta di Palermo. Del gruppo fa parte anche un uomo con invalidità agli arti inferiori che lo costringe a camminare con due stampelle. Si tratta del signor Domenico Guida Brio che, non appena ha saputo del viaggio straordinario, ha deciso di partire assieme agli altri, nonostante gli inviti dei propri familiari ad evitare, date le condizioni fisiche, una fatica eccessiva per lui. Appena dopo il tramonto, il gruppo arriva nei pressi della villa del Principe che accoglie gli alessandrini con affettuosità e generosità: mette a disposizione le stalle dove far riposare le bestie stremate, e dei locali, al piano terra dell'enorme villa, dove gli uomini possono rifocillarsi e passare qualche ora della notte su dei giacigli di paglia, prima di ripartire alla volta di Alessandria, col prezioso carico. Quegli uomini non riescono a chiudere gli occhi, desiderano ripartire alla volta di Alessandria dove il popolo intero li aspetta con la statua. Non è ancora spuntata l'alba, ma il gruppo è già partito alla volta di Alessandria. In meno di un'ora sono fuori Palermo, ma qualcuno si accorge che tra loro manca Domenico. Uno di loro si offre per ritornare indietro a recuperare l’amico, che sicuramente sfinito per il lungo viaggio era rimasto a dormire profondamente. Domenico viene ritrovato seduto sotto il porticato della villa, mortificato per aver fatto perdere del tempo al gruppo. Giunti a circa 200 metri dalla periferia del paese, gli uomini scendono da cavallo e scaricano la cassa contenente la statuetta. Il più anziano del gruppo, presa la statua se la poggia al petto con la delicatezza che si usa per una figlia e invita il gruppo a seguirlo in direzione del paese dove si intravede una folla immensa. Domenico, con le sue stampelle, si dispone accanto all’uomo con la statua e comincia a parlare alla Vergine, come un figlio alla propria madre. Improvvisamente si sposta bruscamente in avanti come a voler fermare il gruppo che, infatti, si ferma ad ascoltare, con attenzione e fraterno affetto, le parole di un uomo le cui condizioni fisiche gli fanno vivere in maniera particolare quell'esperienza unica e irripetibile. Domenico, con lo sguardo fisso sul volto dell'immagine, riprende il suo dialogo con Maria e, dopo pochi istanti, avvertito un forte calore ad una gamba, butta una stampella e invita gli uomini a riprendere a camminare. Domenico si muove con un po’ di difficoltà, ma con una sola stampella. Gli altri riprendono il cammino come se non fosse successo nulla, ma credono nel miracolo. Raggiunta la folla commossa e attonita, Domenico incontra i propri familiari che rimangono scioccati nel vederlo con una sola stampella. In processione le autorità e il popolo si avviano a portare in chiesa la Patrona di Alessandria, ma, non appena imboccata la via Roma, Domenico, dopo aver avvertito uno strano e forte calore alla gamba ancora inabile, butta via la stampella e prova a camminare senza alcun sostegno. Tra lo stupore di tutti e la gioia immensa dei familiari, Domenico cammina perché la Vergine della Rocca ha voluto premiarlo per la fede mostrata nell’affrontare la grande fatica del viaggio per riportare la statua che la riproduceva col Bambino Gesù tra le braccia.  Era il 30 marzo del 1873. A testimoniare l’esperienza del signor Domenico Guida Brio è stata una sua pronipote – professoressa Pina Costa – che ha conosciuto, l’intera storia del suo bisnonno, direttamente dalla propria nonna, figlia di Domenico Guida Brio e testimone oculare del miracoloso evento.      
Tra i tanti miracolati, per intercessione della Madonna, desideriamo ricordare quello relativo al defunto Padre Giuseppe Ciaravella, umile servo di Dio che ha caratterizzato la sua vita con la carità, il perdono, uno smisurato amore per il prossimo e per i più deboli in particolare. Padre  Giuseppe, nei primi anni di seminario, visse un’esperienza drammatica a causa di una malattia che mise a rischio la sua vita. Le cure prestate nel seminario non risolvevano i problemi di salute del giovanissimo Giuseppe, e, allora, il Rettore consigliò la famiglia di riportarlo a casa. Anche le cure prestate a casa si rivelarono inefficaci e Giuseppe, infatti, continuava a stare sempre più male: debilitato, ormai privo di forze, rimetteva ogni cosa che la mamma provava a fargli mangiare. Giuseppe peggiorava di giorno in giorno al punto da far temere il peggio. La mamma, molto religiosa, pregava incessantemente la Madonna perché aiutasse Giuseppe a guarire, ma non riscontrando alcun miglioramento, un giorno decise di recarsi, a piedi scalzi e recitando il Rosario, al Santuario. Sperava ardentemente di essere ascoltata da Maria. Giunta sul sacrato della chiesa s’inginocchiò e raggiunse l’altare camminando sulle ginocchia. Davanti l’altare alzò il capo per rivolgersi alla Madonna, ma si ritrovò di fronte un prete che la invitò ad alzarsi e le disse: - tornate a casa, Giuseppe guarirà presto, la grazia vi è stata concessa -. Antonina – così si chiamava la mamma di Giuseppe – tornata a casa, prese subito un uovo, lo aprì e con un cucchiaio cercò di far mangiare il tuorlo a Giuseppe, che finalmente riuscì a mangiare senza rimettere come capitava da troppo tempo. Giuseppe si riprese in  pochi giorni e fece ritorno in seminario. La Madonna della Rocca aveva fatto un altro miracolo. Giuseppe divenne quello straordinario sacerdote e umile servo di Dio che le comunità di Caltabellotta, Cianciana e Alessandria della Rocca hanno stimato e voluto bene come al Padre. 

(Testimonianze: "La Vergine della Rocca" di Alfonso Giglio; Prof.ssa Pina Costa; signora Ciaravella Concetta). 

L'ENNESIMO MIRACOLO PER INTERCESSIONE 
DELLA MADONNA DELLA ROCCA

Non potevamo scegliere modalità migliore per celebrare la 390^ Festa della Madonna: La testimonianza di un "miracolo" avvenuto nel 2009. Giovedì 28 agosto 2014 abbiamo ricevuto la testimonianza scritta che fedelmente riportiamo, rispettando l'impegno assunto con la testimone di non diffondere, per il momento, le sue generalità.
      Il 31 marzo del 2009, una telefonata sconvolse la nostra vita. Erano le sei del pomeriggio quando fummo informati che mio padre, mentre stava lavorando in un cantiere edile, era caduto da un'impalcatura alta circa dieci metri schiantandosi a terra. Le condizioni erano gravissime: emorragia celebrale e lesioni gravi in tutte le parti del corpo. Entrò in coma! Ci dissero che dovevamo sperare che passasse la notte. Aspettammo tutta la notte! Nei giorni successivi, le parole che, costantemente, sentivamo pronunciare ai medici erano: - la situazione è stabile, non potete fare altro che aspettare e sperare - . La vita di mio padre era come legata ad un filo sottilissimo che poteva spezzarsi da un momento all'altro. In una situazione del genere, io, mia madre e mia sorella passammo da una fase in cui non avevamo ancora realizzato l'accaduto, a farci prendere dalla più completa disperazione e consapevolezza d'impotenza. Cercammo qualcosa che ci desse speranza, conforto: la FEDE. Cominciammo a recarci ogni giorno, sempre alla stessa ora, quasi come un rituale, al Santuario della nostra Madonna della Rocca. Per una settimana intera, ogni pomeriggio, ci inginocchiavamo davanti l'altare della Vergine e con gli occhi pieni di lacrime, ma fissi sul simulacro, supplicavamo l'intercessione di Maria, affinché Gesù facesse risvegliare nostro padre dal coma. Ritornavamo a casa, ma la situazione continuava ad essere stabile, come dicevano i medici. Quel pomeriggio del 6 aprile, però, successe qualcosa che ancora oggi non so come definire. Era lunedì della settimana Santa. Quel giorno mi recai da sola al Santuario, a trovare conforto nella Madonna. Mi ero appena inginocchiata, ma non ebbi neanche il tempo di rivolgere la mia supplica alla Vergine che il mio cuore cominciò a battere oltremodo e, nonostante i miei occhi fossero stracolmi di lacrime, fissai il simulacro della Madonnina e lo sentii più vicino di quanto effettivamente lo fosse. Incredibilmente non mi chiedevo neanche cosa mi stesse accadendo, non mi alzavo, quasi come aspettassi consapevolmente qualcosa. Sentii una voce che non saprei descrivere, mi sentii dire: - Tranquilla bambina mia, papà si risveglierà! - Rimanendo immobile, ma piangendo, risposi a quella voce: - Sicuro, Madonnina mia?- Ero certa che fosse Lei a parlarmi. E mi sentii ripetere ancora: - Tranquilla bambina mia, papà si risveglierà! - Dopo pochi attimi mi alzai e, con quelle parole che risuonavano nella mia mente, tornai rapidamente a casa per raccontare tutto a mia mamma. Ci abbracciammo e scoppiammo in un pianto a dirotto, ma, inspiegabilmente, credevamo entrambi che papà si sarebbe svegliato, che sarebbe ritornato tra di noi. Dopo quello straordinario fatto, la sera andavo a letto e, chiudendo gli occhi, immaginavo mio padre nel letto dell'ospedale coperto dal manto azzurro della Vergine della Rocca. Il 10 aprile, dopo un solo intervento al femore - i tanti interventi chirurgici programmati dai medici, giorno dopo giorno, non risultavano più necessari - mio padre si risvegliò dal coma. Dovette sottoporsi ad un lunghissimo percorso di riabilitazione che l'ha riportato a casa, a stare nuovamente accanto alla sua famiglia. Oggi, a distanza di cinque anni, mi piace e continuo tutte le sere ad immaginare la mia famiglia protetta da quel manto azzurro della Madonna della Rocca. 
           




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