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TELE OCCIDENTE (PA) venerdì 20 dicembre 2019

Si è spento all’età di 99 anni, Don Angelo Mangione - nativo di Alessandria della Rocca (AG) - , padre passionista ed esorcista che ha svolto il suo ministero a Borgetto. Una grave perdita per la comunità cristiana non solo locale o dell’Arcidiocesi di Monreale. Padre Angelo Mangione era conosciuto e stimato da tutti per la sua immensa fede e per il conforto nella preghiera che era capace di offrire a chiunque si rivolgesse a lui. A lui e alle sue preghiere ricorrevano persone provenienti da ogni dove, persino dall’America, riconoscendogli il dono speciale di portare pace nei cuori e nelle famiglie. Fino a pochi giorni fa, ha ricevuto e dato la benedizione a persone che puntualmente si recavano al monastero di Borgetto per poterlo incontrare. È stato ideatore e conduttore di una nota rubrica religiosa che la nostra emittente televisiva trasmette ogni mattina, per diffondere il Vangelo e la parola di Dio. Un sacerdote che ha operato in santità fino a pochi giorni fa, nonostante le sue condizioni precarie di salute che, negli ultimi tempi lo costringevano spesso in ospedale. Alle 2,40 di oggi è giunta la sua ora, è stato chiamato da Dio Padre per raggiungerlo nel regno dei Cieli. Gli editori, la redazione giornalistica, i tecnici e l’intero staff di Tele Occidente partecipa al dolore per la triste scomparsa di Don Angelo Mangione. 



Nel ringraziare, pubblicamente, la signora Maria Settecasi per avermi autorizzato a diffondere, sul Blog “Madonna della Rocca web”, la sua testimonianza di un fatto straordinario vissuto assieme al defunto marito, desidero sollecitarvi ad una riflessione: quanto sarebbe positivo se chi ha vissuto un’esperienza straordinaria, un aiuto, una grazia, decidesse di parteciparla alla propria comunità ecclesiale direttamente in chiesa, in un momento adeguatamente programmato? Quante volte Gesù interviene nella nostra vita, ma noi non l’avvertiamo, non lo viviamo? Quando, però, crediamo che nella nostra vita sia avvenuto qualcosa di straordinario, di prodigioso, sentiamo il bisogno, la gioia di rendere partecipi della nostra esperienza le persone più care, gli amici. La signora Maria, con il suo gesto, ha inteso rendere gloria a Maria Santissima. Ognuno di noi è, certamente, libero di valutare quanto testimoniato dalla signora Maria. Chi crede che veramente, dove sorge il Santuario della Madonna della Rocca, nel lontano 1624 sia apparsa Maria ad una ragazza cieca dalla nascita, che domandole la vista l’abbia sollecitata a riferire alla propria comunità che in quel luogo avrebbe dovuto cercare e trovare una statuetta che la riproduceva con il Bambinello Gesù tra le braccia, e che lì avrebbero dovuto costruire un Tempio in suo onore, chi crede veramente – dicevo – non può rimanere insensibile ad una testimonianza straordinaria di vita. Vittorio Messori, che da decenni indaga sulla verità della testimonianza di Bernadette sulle apparizioni della Madonna a Lourdes sempre consapevole che il Dio del Vangelo vuole proporsi e non imporsi, concedendo luci e lasciando ombre per rispettare la libertà delle Sue creature – attribuisce alla ragazza un valore religioso decisivo, oggi, in particolare, per i tanti inquieti che cercano ragioni «per continuare a credere». Se Bernadette non ci ha ingannati, se, dunque, Lourdes è «vera», sostiene il Messori, tutto il Credo della Tradizione cattolica è «vero»: Dio esiste; Gesù è il Cristo; la Chiesa che ha per guida il papa è la custode e la garante di queste verità. È la Vergine stessa, infatti, che a Lourdes esorta la veggente: «Andate a dire ai preti di costruire qui una cappella». Lourdes, Fatima, Madjugorie, Alessandria della Rocca, sono tutti luoghi scelti dalla Vergine Maria per incontrare l’umanità, per sollecitarla ad una fede sempre più forte, nutrita dalla preghiera quotidiana e dall’amore per il prossimo. Se per Vittorio Messori, che ha studiato e lavorato per decenni con passione, competenza e pazienza per rispondere a una sola ma decisiva domanda: è credibile, Bernadette? Se per il Messori, nulla è più "cattolico" di Lourdes, perché i prodigi di guarigione fisica sono una conferma e un sigillo della verità delle apparizioni e, quindi, Bernadette non ci ha ingannati, allora come il Messori possiamo gridare forte, anche noi Alessandrini, che nulla è più cattolica di Alessandria della Rocca, grazie al suo Santuario Mariano, luogo di spiritualità dove è certamente disponibile per tutti quella guarigione dello spirito che è la scoperta, o riscoperta, della fede. Se Bernadette, l’unica ad aver visto la Madonna a Lourdes, non ci ha ingannati, non possiamo certo dubitare della ragazza cieca dalla nascita che con la luce dei suoi occhi dimostrò subito agli alessandrini il risultato del miracolo: i suoi occhi finalmente vedevano. L’apparizione della Madonna ad Alessandria, al contrario di Lourdes, presentava, da subito, un doppio sigillo di verità: la grazia della vista concessa alla ragazza cieca, e il ritrovamento della preziosa statuetta di alabastro che riproduceva la Madre col Bambino Gesù tra le braccia. Due fatti prodigiosi nel medesimo luogo dove oggi sorge il Santuario. Oggi è importante che i fedeli credano che la Rocca dell’apparizione, su cui sorge il Santuario, sia un luogo dove tutti, sani e malati, tutti peccatori, possano riscoprire e proclamare pubblicamente la loro fede nel Signore che guarisce tutti i mali, un luogo in cui la carità dell’uomo verso l’uomo venga maggiormente esercitata. Oggi Maria è il simbolo della religione popolare, vissuta da tutte quelle persone alle quali la Chiesa dovrebbe sforzarsi di rivolgersi. È sempre il popolo a creare il miracolo, e a volere il santuario sia nella famosa Lourdes che ad Alessandria della Rocca. La Chiesa, che ha sempre, ovviamente, il suo grande peso, è stata sempre a guardare,  ad attendere in nome di una doverosa cautela. Oggi è più che mai urgente che la Chiesa spalanchi le porte ai LAICI, “al Santo Popolo fedele di Dio”. Papa Francesco, nella lettera ai Laici (19 marzo 2016) scrive: Molte volte siamo caduti nella tentazione di pensare che il laico impegnato sia colui che lavora nelle opere della Chiesa e/o nelle cose della parrocchia o della diocesi, e abbiamo riflettuto poco su come accompagnare un battezzato nella sua vita pubblica e quotidiana; su come, nella sua attività quotidiana, con le responsabilità che ha, s’impegna come cristiano nella vita pubblica. Senza rendercene conto, abbiamo generato una élite laicale credendo che sono laici impegnati solo quelli che lavorano in cose “dei preti”, e abbiamo dimenticato, trascurandolo, il credente che molte volte brucia la sua speranza nella lotta quotidiana per vivere la fede. Sono queste le situazioni che il clericalismo non può vedere, perché è più preoccupato a dominare spazi che a generare processi. Dobbiamo pertanto riconoscere che il laico per la sua realtà, per la sua identità, perché immerso nel cuore della vita sociale, pubblica e politica, perché partecipe di forme culturali che si generano costantemente, ha bisogno di nuove forme di organizzazione e di celebrazione della fede. I ritmi attuali sono tanto diversi (non dico migliori o peggiori) di quelli che si vivevano trent’anni fa! “Ciò richiede di immaginare spazi di preghiera e di comunione con caratteristiche innovative, più attraenti e significative per le popolazioni urbane” (Evangelii gaudium, n. 73). Ovviamente è impossibile pensare che noi come pastori dovremmo avere il monopolio delle soluzioni per le molteplici sfide che la vita contemporanea ci presenta. Al contrario, dobbiamo stare dalla parte della nostra gente, accompagnandola nelle sue ricerche e stimolando quell’immaginazione capace di rispondere alla problematica attuale. E questo discernendo con la nostra gente e mai per la nostra gente o senza la nostra gente. Come direbbe sant’Ignazio, “secondo le necessità di luoghi, tempi e persone”. Ossia non uniformando. Non si possono dare direttive generali per organizzare il popolo di Dio all’interno della sua vita pubblica. L’inculturazione è un processo che noi pastori siamo chiamati a stimolare, incoraggiando la gente a vivere la propria fede dove sta e con chi sta. …..Nel nostro popolo ci viene chiesto di custodire due memorie. La memoria di Gesù Cristo e la memoria dei nostri antenati. La fede, l’abbiamo ricevuta, è stato un dono che ci è giunto in molti casi dalle mani delle nostre madri, delle nostre nonne. Loro sono state la memoria viva di Gesù Cristo all’interno delle nostre case. È stato nel silenzio della vita familiare che la maggior parte di noi ha imparato a pregare, ad amare, a vivere la fede. È stato all’interno di una vita familiare, che ha poi assunto la forma di parrocchia, di scuola e di comunità, che la fede è giunta alla nostra vita e si è fatta carne. È stata questa fede semplice ad accompagnarci molte volte nelle diverse vicissitudini del cammino. Perdere la memoria è sradicarci dal luogo da cui veniamo e quindi non sapere neanche dove andiamo. Questo è fondamentale, quando sradichiamo un laico dalla sua fede, da quella delle sue origini; quando lo sradichiamo dal Santo Popolo fedele di Dio, lo sradichiamo dalla sua identità battesimale e così lo priviamo della grazia dello Spirito Santo. Lo stesso succede a noi quando ci sradichiamo come pastori dal nostro popolo, ci perdiamo. Il nostro ruolo, la nostra gioia, la gioia del pastore, sta proprio nell’aiutare e nello stimolare, come hanno fatto molti prima di noi, madri, nonne e padri, i veri protagonisti della storia.  I laici sono parte del Santo Popolo fedele di Dio e pertanto sono i protagonisti della Chiesa e del mondo; noi siamo chiamati a servirli, non a servirci di loro.

Da quando mio marito – Giuseppe Russa, deceduto alcuni messi addietro – ha accusato notevoli difficoltà a deambulare, ogni pomeriggio ci recavamo al Santuario per partecipare alla celebrazione della santa messa. Riuscivo ad accompagnare Peppino in chiesa con una forza straordinaria; la fede nella Vergine santissima mi sosteneva e mi sentivo sicura. La malattia rendeva sempre più debole Peppino e un pomeriggio è successo quello che io stessa temevo: mentre salivamo, attraverso lo scivolo per i disabili, in direzione del Santuario, Peppino è crollato a terra senza che io potessi fare qualcosa per impedire la caduta; mi sona persa d’animo; mi mancavano le forze per sollevarlo, per rimetterlo in piedi; mi sono rivolta alla Madonna chiedendo aiuto, “ Beddra Matri comu fazzu! Aiutatimi Vui!”. Improvvisamente è giunta una macchina – una vecchia 500 bianca – dalla quale è scesa una signora elegante che si è avvicinata dicendo: “non preoccupatevi, sono un medico, vi aiuto io!” La signora, chinatasi su mio marito e chiedendogli di aggrapparsi al suo collo, lo rimise in piedi e mi sollecitò a prenderlo per un braccio in modo da riprendere il cammino verso il Santuario. Preso per il braccio Peppino cercai intorno a noi la signora per ringraziarla dell’aiuto, ma non c’era più! Non c’era la vecchia 500 con la quale era arrivata! Eravamo io e Peppino a guardarci negli occhi, spaventati, increduli, ma in piedi! Cosa è successo! Abbiamo vissuto degli attimi indescrivibili. Quanti pensieri abbiamo fatto! “Chi era quella signora? Come mai è scomparsa improvvisamente?” Stavamo sognando? No! Eravamo coscienti di quanto c’era accaduto. Lentamente abbiamo ripreso il cammino e siamo entrati in chiesa per ringraziare la Madonna. 









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