Fatti Prodigiosi


All'epoca in cui visse l'illustre Dott. Alfonso Giglio - autore del Libro "La Vergine della Rocca" 1847 - si raccontava di un violento temporale, simile ad un ciclone, che stava per distruggere l'intero territorio: rumoreggia il tuono, l'orizzonte è solcato da continui lampi; rompe densa pioggia; l'acqua mette un fragore pieno di spavento; l'impetuoso turbine le piante travolge, guasta i campi, crollano le case, si disperdono gli armenti; la bufera è orrenda. Tutto minaccia rovina. Il tuono delle divine vendette rumoreggia sull'infelice nostra contrada. (1) Gli alessandrini temono di perdere tutto, anche la loro vita, ma ricordano le parole che la Vergine disse ad Angelina sulla collina dell'apparizione – vi proteggerò contro ogni avversità – e mentre i fulmini squarciano il cielo nero, i tuoni rimbombano tra le verdi colline, l'acqua riempie le strade trasformandole in torrenti impetuosi, uomini e donne, disperati, ma determinati a non arrendersi alla violenza della natura, in quel momento nemica, escono dalle loro case, che rischiano di crollare da un momento all'altro, riparandosi alla meglio, con qualche scialle sulla testa, sorretti dalla fede in Maria Santissima si recano al Santuario per chiederle  soccorso. Percorrono la strada – una vera palude – senza neanche abbassare lo sguardo per vedere dove mettere i piedi che sprofondano nel fango e diventano sempre più pesanti. Non si abbattono, moltiplicano le forze e tirano avanti, senza mai voltarsi indietro. Giunti “a la purteddra” – periferia del paese in direzione del Santuario – puntano i loro occhi verso la collina del Santuario e, anche se la tempesta non permette loro di vedere il Tempio di Maria, non si perdono d'animo e vanno avanti, spinti dal forte vento che spira alle loro spalle. Sono come gli scalatori che puntano la vetta e non guardano mai indietro fino a quando non l'hanno raggiunta. Raggiunta la collina, senza neanche rifiatare, entrano in chiesa pregando, piangendo, chiedendo aiuto a Maria. In ginocchio raggiungono l'altare e implorano il perdono per i loro peccati, come se sentissero un enorme peso sulle loro coscienze. Ma cosa mai avranno potuto fare di così grave per provocare “l’ira di Dio”? Col capo chino e le braccia incrociate sul petto, come a voler stringere la Vergine Maria, chiedono alla loro Protettrice di salvare Alessandria e i suoi figli diletti. Il rumore della tempesta, mai vista prima d'allora, copre le preghiere che singolarmente offrono alla Madonna. Uomini e donne si abbandonano ad un dialogo intimo con la Vergine che secoli prima ha promesso ad Angelina la protezione da ogni avversità. Le loro suppliche, prima silenziose, a poco a poco fanno eco nella chiesa, fino a coprire il rumore della pioggia e del vento impetuoso. Non si ode più nulla di quanto succede fuori. Una donna si alza in piedi e grida: Bbeddra Matri di la Rocca aiutatinni! Tutti quanti ripetono: aiutatinni! Aiutatinni! Terminato l'eco dell'implorazione generale, nel tempio è di nuovo silenzio assoluto. Un uomo, il più vicino al portone d'ingresso, alzatosi in piedi dice: j nu' sacciu chi successi fora, ma nu' si senti nenti cchiù. 'U' nni resta atru ca sbarracari la porta e talìari, sugnu sicuru ca la Bbeddra Matri nni fici n'atru miraculu! Il nostro Padre, buono e generoso, ha ascoltato ancora la Vergine Santissima, sempre pronta ad intercedere per il popolo santo. Quei coraggiosi sono stremanti, non comprendono cosa stia succedendo e temono anche di aprire il portone del Tempio. Rialzano lo sguardo verso la statua di Maria e attendono un segno che possa rassicurarli. È sufficiente guardare l'immagine della Madonna, col bambinello Gesù tra le braccia, per riacquistare fiducia e convincersi che il pericolo è scampato, che anche questa volta la Bbeddra Matri fici lu miraculu. Quell'uomo, forte della fede nella Madonna, apre il portone e, appena mette la testa fuori, urla con gioia: - scampà! Finì lu 'nfernu! Nisciti fora! La Madonna nni fici 'n'atru miraculu! -Ringraziammu la Bbeddra Matri di la Rocca, viva la Madonna di la Rocca! Escono fuori e si ritrovano illuminati dal sole – ormai basso ad Occidente e pronto a tramontare dietro la montagna di Rifesi –  sotto una pioggerella lieve che raffredda le loro teste ancora infuocate per la disperazione provata fino a pochi attimi prima che la Madonna operasse l'ennesimo miracolo.            
          Tre episodi hanno segnato la messa in scena della sacra rappresentazione “Miraculu a Lisciannira” .
Il primo episodio ha coinvolto un’amica, Giusy, che nella rappresentazione ha interpretato la parte della madre che perde il proprio figlio a causa della peste che infesta il paese. Giusy, la stessa serata della prima di Miraculu a Lisciannira, con grande emozione mi partecipò una notizia molto importante per lei: era incinta. Giusy mi confessò che da anni sperava di poter mettere al mondo un secondo figlio, ma non era andata bene. Qualche giorno dopo avere iniziato le prove per la messa in scena della storia dell’apparizione della Madonna, Giusy aveva scoperto lo straordinario evento. Giusy mi ha riferito della gioia con cui aveva accolto il mio invito a far parte del gruppo di attori e della partecipazione fortemente emotiva già durante le prime prove. La meravigliosa scoperta aveva cambiato la vita a lei e a tutta la sua famiglia.            
Significativa l’esperienza vissuta personalmente nel 2008. Era il mese di luglio e mi trovavo presso l’ospedale di Caltanissetta dove mio padre doveva sottoporsi a un intervento chirurgico alla carotide, occlusa all’80%. Durante l’intervento mio papà fu colto da TIA (Attacco Ischemico Transitorio) e venne trattenuto in sala operatorio per circa 5 ore sottoposto a delle terapie per recuperare la sensibilità persa in metà del corpo. Furono 5 lunghissime ore durante le quali fui colto da sconforto e senso di colpa perché ero stato io a convincere mio padre a sottoporsi ad intervento chirurgico. Da circa due settimane avevo iniziato le prove per mettere in scena, nell’ultima settimana di agosto, tutte e due le mie rappresentazioni sull’apparizione e sui miracoli della Madonna. Molto provato dall’attesa, interminabile, che qualcuno mi desse notizie confortanti su mio padre, temendo ormai il peggio, mi rivolsi alla Madonna invocando il suo aiuto: - sto lavorando per la tua gloria e desidero tanto continuare a farlo, ma consentimi di poter parlare un giorno anche di un miracolo ricevuto da papà che sta rischiando la vita -. Mio padre, uscito dalla sala chirurgica con paresi in metà corpo, si riprese nel tardo pomeriggio, ma ebbe ben due altri attacchi ischemici, nell’arco delle 24 ore, che lo ridussero in condizioni davvero critiche sia dal punto di vista fisico – era quasi immobile – sia dal punto di vista morale, con uno stato di forte depressione per la convinzione di non poter più rimettersi in piedi. Continuai a pregare e a chiedere aiuto alla Madonna, ma mio padre non mostrava segni di alcun miglioramento. Decisi di farlo dimettere dall’ospedale e portarmelo a casa mia, in campagna. Giunti a casa chiamai subito una fisioterapista perché sottoponesse mio padre a delle terapie che i medici dell’ospedale avevano prescritto. Trovai il tempo per recarmi al Santuario per pregare e richiedere ancora l’aiuto della Madonna che non tardò ad arrivare. Nel giro di una settimana mio padre si rimise in piedi. Eravamo intorno al 10 agosto e, felice della evidente ripresa di mio padre, decisi di riprendere le prove, interrotte da circa 20 giorni, per mettere in scena le due rappresentazioni che impegnavano più di 40 persone. Mio padre continuava a migliorare giorno dopo giorno, con grande meraviglia di tutta la mia famiglia. In 15 giorni riuscii a preparare le due rappresentazioni e metterle in scena nei giorni programmati, certamente con l’aiuto della Madonna della Rocca che diede a mio padre anche la forza per venire ad assistere, nella piazza del Santuario, alle rappresentazione in onore della Vergine della Rocca.
Di recente mi è stato testimoniato un fatto prodigioso accaduto nel 2008 e legato alla prima messa in scena di “Miraculu a Lisciannira” l’anno prima. In una scena, della sacra rappresentazione, un personaggio donava un pezzetto di pane alla protagonista, la ragazza cieca, che dopo la scena, dietro le quinte, affidava ad una delle attrici per conservarlo.               Il pezzetto di pane veniva provvisoriamente messo in una tasca della veste indossata dall’attrice. Terminata la rappresentazione, i costumi utilizzati furono conservati accuratamente, nutrendo la speranza di riutilizzarli in una prossima messa in scena dell'opera che aveva riscosso un notevole successo. L’anno successivo, infatti, venne programmata la riproposizione del testo e gli attori ripresero i costumi utilizzati l’anno prima. La donna (Lidia Barbiera) che aveva conservato il pezzetto di pane nella tasca della veste, nell’indossare l’indumento si accorse della presenza in una tasca di qualcosa e infilata una mano nella tasca tirò fuori un pezzetto di pane morbido e perfettamente conservato; si ricordò subito che si trattava del pane utilizzato per la rappresentazione dell’anno precedente e sentì i brividi pervaderle il corpo. Scossa da forte emozione, pensò immediatamente alla Madonna della Rocca, solo Lei poteva aver operato un tale prodigio! Il pane, dopo un anno, era ancora morbido, perfettamente conservato, si poteva mangiare. Questo fatto prodigioso è stato testimoniato dalla signora Lidia Barbiera per averlo vissuto direttamente.
Mi scuso per non averlo testimoniato subito, ma ho da raccontare quanto di prodigioso mi è capitato in occasione della prima messa in scena di “Miraculu a Lisciannira” il 23 agosto 2007. Da un anno soffrivo di una fastidiosa contrattura alla spalla sinistra che mi condizionava notevolmente l’uso del braccio: nel fare la doccia dovevo muovermi con una certa attenzione per evitare forti dolori; nell’indossare un indumento dovevo prima infilare nella manica il braccio offeso;  a mare non potevo nuotare; in campagna non potevo fare alcun lavoro. Ad agosto, dopo una serie di cure, non vedendo alcun risultato positivo, finalmente, convinto ormai di avere un problema serio all’arto, decisi di prenotare una risonanza magnetica. Dovevo effettuare l’esame nei primi giorni di settembre, subito dopo la festa della Madonna. Il 23 agosto, non curante del problema, alle 7 del mattino, con il carissimo amico Giovanni Gambino, che non mi stancherò di ringraziare, dopo aver caricato su un camion e, poco dopo, scaricato tutti i pannelli occorrenti per la scenografia, nel piazzale del Santuario, dalle 8 alle 20.30, costruimmo tutta la struttura scenografica, per la messa in scena della sacra rappresentazione. Fu una giornata lunghissima, non mi capitava da tanti anni di lavorare così pesantemente e con 38° di temperatura. Completata la scenografia alle 20.30, ebbi il tempo di fare una doccia velocemente e alle 21 circa diedi il via alla rappresentazione. L’indomani, occorreva smontare scenografia e palco perché iniziava la festa della Madonna. Ancora con Giovanni, prestissimo, ci recammo al Santuario, e senza avvertire alcuna fatica lavorammo quasi 5 ore per smontare tutto e riportarlo in magazzino. Ritornato a casa – sudato e con la faccia “ca dava nni lu nivuru” – , mia moglie mi chiese come stavo e come avevo potuto lavorare così tanto con un braccio inutilizzabile. Stavo bene! Avevo lavorato senza neanche ricordarmi del problema alla spalla, che non avvertivo più. Tutto il mio lavoro – dalla stesura dell’opera alla messa in scena – era stato un vero atto di fede verso la Vergine della Rocca e non avvertivo neanche la fatica. La spalla era guarita! Qualcuno mi disse che, probabilmente, nel sollevare i pannelli scenografici, i movimenti effettuati con le braccia avevano prodotto la guarigione dalla contrattura alla spalla. Io credo che quel giorno sia stato operato uno dei tanti interventi prodigiosi nei confronti di un figlio devoto e impegnato – anima e corpo – per la gloria della Madonna SS. della Rocca.   

1 - Alfonso Giglio, La Vergine della Rocca, 1847.
(Nino Vaccaro)

Nessun commento:

Posta un commento